Un cuociriso giapponese (Zojirushi, Tiger, Panasonic) cuoce il riso giapponese in modo preciso e lo tiene caldo per ore. In questa guida trovi le tre cose che decidono l’acquisto in Italia: quante tazze ti servono, se il modello è fatto per i 230 V europei e cosa aspettarti con il riso italiano. In breve: compra una versione europea a 220–230 V con marcatura CE, non un modello a 100 V comprato in Giappone. Verificato il 12 ottobre 2026; negozi, dazi e costi di Poste il 16 ottobre 2026.

In breve
- Una "tazza" di cuociriso giapponese è di 180 ml di riso crudo: un modello da 5,5 tazze contiene 1,0 litro e uno da 3 tazze 0,5 litri.
- I cuociriso venduti in Giappone sono fatti per i 100 V giapponesi; in Italia la rete è a 230 V e 50 Hz, quindi serve una versione a 220–230 V con marcatura CE.
- Panasonic avverte che anche con un trasformatore il modello giapponese può guastarsi e che all'estero la garanzia non vale.
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- Sul sito internazionale Zojirushi, tra i modelli a 220–230 V solo l'NL-GAQ è indicato con marcatura CE e in vendita in Italia.
- Zojirushi dice di non aver provato il riso Arborio nei suoi cuociriso e non lo consiglia per il risotto: può traboccare e non viene cremoso.
Perché in Giappone il cuociriso è un piccolo culto
Il primo automatico arriva nel 1955. Il Toshiba Science Museum presenta il cuociriso elettrico automatico sviluppato da Toshiba nel 1955 come il primo del Giappone: una struttura tripla a riscaldamento indiretto, brevettata, che lo rese uno dei prodotti più venduti dell’azienda e lo portò in esportazione negli Stati Uniti e nel Sud-est asiatico. Per il museo è stato anche il precursore dell’automazione di altri apparecchi da cucina.
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Nota di Mikan: Prima di pagare, cerca «230 V» e la marcatura CE nella scheda: un modello a 100 V comprato in Giappone non va collegato alle prese italiane, nemmeno con un adattatore.
Tenere il riso caldo per ore ha una storia. Tiger, nata come produttrice di thermos, racconta che nel buffet del Tōkaidō Shinkansen, inaugurato nell’ottobre 1964, furono installati 30 suoi contenitori in acciaio, ognuno capace di tenere in caldo riso per 160 ciotole. Nel 1970 arrivò il contenitore elettrico “Takitate”, e l’anno dopo il primo contenitore elettronico. Ecco perché la funzione “mantieni caldo” dei cuociriso giapponesi è così curata.
La pentola interna può essere di terracotta. Nei modelli di fascia alta per il mercato giapponese la gara è sul materiale. Tiger descrive il suo modello a pressione IH “Donabe Gohōbi” (serie JPL) con una pentola in donabe, la terracotta giapponese: secondo l’azienda raggiunge una temperatura massima di circa 280 °C e le bollicine fini avvolgono i chicchi. Sono però apparecchi a 100 V, quindi in Italia restano una curiosità.
Un programma per ogni cereale. L’NL-GAQ europeo di Zojirushi, prodotto in Giappone, ha secondo il produttore programmi separati per riso bianco a chicco lungo e corto, congee (denso e liquido), riso misto, cottura rapida, quinoa, avena tagliata (steel cut), riso integrale e GABA, più vapore e cottura lenta. È il motivo per cui in molte cucine sostituisce più di una pentola.
Che cosa vuol dire “3 tazze” o “5,5 tazze”?
È la prima domanda che si pongono in molti. La “tazza” (in giapponese gō) non è una tazza americana: secondo Zojirushi è 180 ml di riso crudo, mentre la tazza americana è di 240 ml. Usa sempre il misurino in dotazione, perché le linee dell’acqua nella pentola interna sono fatte per quel misurino.
| Formato | Riso crudo | Indicativamente per |
|---|---|---|
| 3 tazze | 0,5 litri | 1–2 persone |
| 5,5 tazze | 1,0 litro | la maggior parte delle famiglie |
| 10 tazze | 1,8 litri | famiglie numerose, porzioni da congelare |
Le capacità sono quelle indicate da Zojirushi per i suoi modelli; il numero di persone è solo un’indicazione nostra.
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Guarda la targhetta o la scheda tecnica:
- “AC100V”: modello per il Giappone. Il manuale Tiger della serie JBH-G, per esempio, dice che il prodotto è solo per i 100 V in Giappone, che non si può usare in paesi con tensione o frequenza diverse e che all’estero non c’è assistenza.
- “220–230V” o “220–240V”: modello per altri mercati. Controlla anche la marcatura CE, che il produttore appone per dichiarare che il prodotto rispetta i requisiti UE (La tua Europa la indica tra l’altro per le apparecchiature elettriche).
Attenzione: 230 V non vuol dire automaticamente “per l’Europa”. Sul sito internazionale Zojirushi (visto il 12 ottobre 2026) ci sono cinque cuociriso a 220–230 V, ma solo NL-GAQ10/18 è indicato come CE/UKCA e in vendita in Italia (oltre ad altri paesi europei). Gli altri modelli a 220–230 V della pagina, come NW-QAQ o NS-ZAQ, sono indicati solo con l’omologazione australiana (RCM).
Online si possono trovare anche modelli Zojirushi a 120 V per il mercato americano: leggi la tensione nel titolo o nella scheda prima di comprare.
La spina va bene per le prese italiane?
In Italia la rete è a 230 V e 50 Hz e le prese sono di tipo C, F e L secondo l’IEC. Una spina schuko (F) di una versione europea entra in una presa schuko o in una presa combinata; in una presa solo “bipasso” (tipo L) serve un adattatore.
Il Giappone invece usa 100 V, 50 e 60 Hz, e spine piatte di tipo A e B: non entrano nelle prese italiane. Un semplice adattatore di spina non cambia la tensione.
Il trasformatore non basta?
Esistono trasformatori da 230 V a 100 V, ma per un cuociriso ci sono tre limiti:
- Elettronica. Panasonic scrive che i suoi cuociriso per il Giappone sono progettati per l’uso nazionale, che anche con un trasformatore la centralina può guastarsi o dare errori, e che usati all’estero non sono coperti dalla garanzia.
- Potenza. I modelli a induzione (IH) assorbono molto: lo Zojirushi NW-QC10 da 5,5 tazze dichiara 1.115 W in cottura, il NW-QC18 da 10 tazze 1.315 W. Il trasformatore deve reggere almeno questa potenza per tutta la cottura.
- Frequenza. In Italia la rete è a 50 Hz; il trasformatore cambia la tensione, non la frequenza. Tiger indica che i suoi modelli giapponesi non vanno usati dove tensione o frequenza sono diverse.
Riso Arborio e risotto: cosa aspettarsi
Il cuociriso giapponese è pensato soprattutto per il riso a chicco corto giapponese, con programmi per riso integrale, porridge e simili. Per il risotto, Zojirushi risponde sul suo blog di non aver testato l’Arborio nei suoi cuociriso e di non consigliarlo: è un riso molto ricco di amido, può far traboccare l’apparecchio e non dà la cremosità del risotto, che richiede di mescolare. Se vuoi provare comunque, Zojirushi suggerisce di iniziare con una sola tazza e di tenere d’occhio l’apparecchio.
In pratica: se in casa il riso si mangia quasi solo come risotto, un cuociriso giapponese non è l’acquisto giusto. Ha senso se cucini spesso riso giapponese, per esempio per il sushi fatto in casa o per i pasti di tutti i giorni.
Dove comprare un cuociriso giapponese a 230 V in Italia
Il modo più semplice è un modello già venduto in Italia, con spina europea e garanzia valida qui. Controllato il 16 ottobre 2026:
| Modello | Dove | Che cosa dice la scheda | Prezzo |
|---|---|---|---|
| Panasonic SR-DA152KXE, 1,5 l (8 porzioni) | Amazon.it | 230 V, 770 W, fuzzy logic, cestello per la cottura a vapore | cambia secondo il venditore: controllalo sulla pagina |
| Zojirushi NL-GAQ10 / NL-GAQ18 | ManoMano.it (marketplace, scheda «Cuociriso Zojirushi Micom NL-GAQ10») e negozi di cucina asiatica | sul sito internazionale di Zojirushi è l’unico modello a 220–230 V con CE/UKCA e l’Italia tra i Paesi di vendita | cambia secondo il venditore: controllalo sulla pagina |
Nelle ricerche in Italia compaiono «cuociriso giapponese zojirushi» e «tiger»: se trovi un Tiger o un Zojirushi d’importazione, nella scheda cerca «220–230 V» e «CE», non solo «originale giapponese». Né Zojirushi né Tiger indicano un distributore ufficiale in Italia sui loro siti internazionali, quindi chiedi al venditore chi copre la garanzia.
Comprarlo in Giappone conviene?
Quasi mai, per tre motivi: la maggior parte dei modelli nei negozi giapponesi è a 100 V, la garanzia e l’assistenza non valgono in Italia, e all’arrivo si pagano le tasse. Se ordini comunque un modello a 230 V da un negozio giapponese:
- IVA 22% (aliquota ordinaria italiana secondo la Commissione europea).
- Dazio: nella banca dati TARIC della Commissione europea, gli apparecchi elettrotermici del codice 8516 79 70 hanno un dazio del 2,7% per i Paesi terzi e dello 0% per merci di origine giapponese (accordo UE–Giappone, serve la prova d’origine del venditore). Il codice esatto per il tuo modello va confermato con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).
- Pacchi fino a 150 euro: dal 1° luglio 2026 si paga un dazio temporaneo di 3 euro per articolo, secondo la Commissione europea. Un cuociriso giapponese di solito costa di più, e allora valgono le regole sopra.
- Costi di Poste Italiane per lo sdoganamento di un acquisto oltre 150 euro: 15 euro con il pagamento anticipato PDDP, 18 euro con pagamento online, 21 euro alla consegna, più dazi e IVA. I corrieri privati hanno tariffe proprie.
Esempio: un cuociriso da 250 euro senza prova d’origine giapponese paga 6,75 euro di dazio; l’IVA del 22% si calcola sul prezzo con spedizione e dazio.
Per altri consigli sugli ordini dal Giappone c’è la nostra guida ai regali giapponesi online. Per completare la cucina: coltelli giapponesi, santoku o gyuto.
Prima di ordinare, controlla
- Tensione 220–230 V (o 220–240 V) sulla scheda, non 100 V né 120 V.
- Marcatura CE.
- Spina adatta alle tue prese (schuko o adattatore per bipasso).
- Formato in tazze da 180 ml giusto per la famiglia.
- Dove valgono garanzia e assistenza.
- Costo totale con spedizione, IVA ed eventuale dazio.
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